Grazie poi a Federico III di Sicilia, Corrado, fratello del vescovo di Teramo, acquisì numerosi castelli, tra cui Civitella del Tronto nel 1300. Nei successivi atti di donazione, si iniziano a conoscere toponimi del teramano ancora oggi esistenti, come Villa Monticello, Monte Melatino di Campli (poi Castelnuovo), la chiesa di Santa Maria ad Malgianellum, San Lorenzo ad Scaccianum, Santa Maria de Lavarone, San Pietro ad Antesianum (distrutta già al tempo di Palma).Figlio di Ugo Malmozzetto era il Conte Attone, che ebbe in possesso Teramo, come cita la Cronica di Carpineto, dell'abbazia di San Bartolomeo a Carpineto della Nora, entrato nell'esercizio delle sue funzioni nel 1108, e che donò all'abbazia di Farfa la chiesa di San Martino nella contrada di Morro d'Oro.Il territorio dell'Aprutium rimase immune, durante il governo di Ruggero II e Guglielmo d'Altavilla, da qualsiasi attacco o conquista, poiché gli eserciti erano impegnati in Sicilia contro Giordano Conte di Ariano, ribellatosi nel 1122. Il clima politico era così teso che le colonie di mercanti provenienti da fuori l'Abruzzo, come il gruppo dei fiorentini, preferirono tornare a casa, facendo precipitare l'economia locale in una fase di stagnazione. La reazione iniziale del governo di Napoli non fu fruttuosa, per l'impiego di banditi spagnoli, credendo che i banditi abruzzesi usassero lo stesso comportamento malandrino, e in secondo luogo impiegarono l'esercito, e si accanirono sui feudatari minori della regione. Errico aveva già preso accordi con il sovrano Ladislao riguardo alla morte di Andrea Matteo, affinché il casato non fosse perseguito dopo l'omicidio. Fu arsa anche la casa dell'abate Berardo Quartapelle dopo il saccheggio del suo laboratorio nel quale conduceva esperimenti. Teramo riconosceva dunque un sovrano principale, all'epoca della ridistribuzione amministrativa dell'879, il sovrano Lotario, poi il duca dell'organizzazione amministrativa tutta, con sede a Spoleto nel caso di Teramo, e poi gli amministratori civici, ossia i Conti Aprutini.Tra i primi vescovi di Teramo ci furono Opportuno, succeduto da Bonifacio nel 620, e poi da Lucio, parroco della chiesa di Sant'Agnese, che si trovava nel rione Santa Maria a Bitetto. Con l'ascesa al trono di Ferdinando II d'Aragona, nacquero tumulti contro Fabrizio Colonna e Gentile Virginio Orsini, quest'ultimo dapprima di partito aragonese, e poi francese, per Carlo VIII di Francia. La Chiesa di .mw-parser-output .chiarimento{background:#ffeaea;color:#444444}.mw-parser-output .chiarimento-apice{color:red}San Donato[non chiaro], nata anticamente come cona, ossia chiesetta di campagna, sorge appena fuori dal borgo abruzzese, su una leggera altura. Teramo e le altre città dell'agro stipularono un trattato di amicizia, divenendo "confederati" della Repubblica, a differenza dell'irriducibilità dei vicini Marsi, Sabini, Frentani, Marrucini, e così le città dell'area ebbero la concessione di poter mantenere la loro forma di ordinaria e secolare amministrazione pubblica.Nel corso della guerra annibalica, i Pretuzi non sono menzionati nelle minute descrizioni di Silio Italico e Tito Livio, nelle quali gran parte dei confederati italici si schierarono coi Cartaginesi. Secondo lo scrittore romano Sesto Giulio Frontino l'antica Petrut o Pretut crebbe in dimensioni e importanza fino a divenire la capitale del Praetutium e conciliabulum dei Pretuzi. A Teramo non mancarono alcuni disordini, poiché la maggioranza dei signori era di partito guelfo, e così Federico reagì privando un tal Monaldo della sua contea, e delle purghe simili si compirono nel resto dell'Abruzzo, da Lanciano a Ortona e Sulmona.La grande riforma di Federico nella regione fu di unire nel 1233 il Comitato d'Apruzzo (ossia il contado teramano), al resto dei territori dello smembrato Ducato di Spoleto, che in origine componevano la parte nord-orientale del Sannio: vale a dire le attuali province di Chieti, Pescara e L'Aquila. Intorno al 1848 nella campagna teramana dilagò il brigantaggio, con la compagnia stanziata a Sant'Angelo, nel pennino, di Antonio Tripoti e Valerio Forti.Sempre in quest'anno Filippo Delfico-De Filippis con altri compari suscitò una nuova protesta che scoppiò in tumulto, ispirandosi ai moti pennesi di dieci anni prima, ma anche questa ribellione fallì con l'arresto dei cospiratori mazziniani. Per impedire dei disordini, poiché dovevano rientrare in città i quattro sindaci spediti dalla cittadinanza a parlamentare col re affinché tale accordo non venisse stipulato, vennero applicate le antiche leggi di Ferdinando I, ossia il coprifuoco: sbarrare le porte, impedire che dignitari, principi e valenti uomini uscissero fuori dalla città, in attesa della celebrazione del processo di acquisizione dell'Acquaviva di Teramo, da celebrarsi dentro la città stessa. Invece tra i vescovi di cui è attestata la successione a San Berardo, il primo dopo la sua morte fu Guido II, quindicesimo vescovo di Teramo. HISPANORVM [...] C. STATIVS. Ciascun portone aveva lo stemma angioino[17], e sempre a quest'epoca, nel territorio circostante, risalgono le fortificazioni di Campli, di cui rimane la bella Porta Angioina o dell'oriente, in contrada Castelnuovo. Reclutati banditi e contadini, i patrizi del Comune sbarrarono Porta Reale, rifiutando alla richiesta del commissario si far stazionare le sue truppe in città per tre mesi. Così la sede dei Quarantotto fu sciolta, e venne riorganizzata l'amministrazione con un magistrato eletto da due dottori, cosa che avvenne nel 1769. Risalirebbero a questi anni la fondazione di Cologna Spiaggia (Roseto), con la costruzione della chiesa di San Niccolò. Fu proprio a Itri nel Lazio, che lo Sciarra catturò Torquato Tasso, mentre a Cerreto, grazie allo stratagemma di un contadino del gatto abbruciacchiato messo a scorrazzare per i fienili fuori le mura, molti banditi dello Sciarra vennero scovati e catturati. Teramo 8 luglio 2020. In un documento che era presente nell'abbazia di Santa Maria de Mejulano a Corropoli (1153), che poi passerà ai Padri Celestini (XIII secolo), si delinea una carta precisa del territorio e dei confini della diocesi aprutina, con una legenda delle chiese più importanti presenti nei vari castelli, contrassegnate da lettere alfabetiche. Gli succedette Boemondo Pissone due anni dopo. Il fascismo a Teramo verrà ben accolto dai cittadini, malgrado le iniziali posizioni giolittiane della politica di primo Novecento. Opera unica nel suo genere, è in parte esposta al Museo delle ceramiche di Castelli che conserva le tavelle rotte o deteriorate. I Mazzaclocchi superstiti si appellarono alla giustizia regale, Ferrante accolse l'ambasciata nel 1485, molto contrariato per le secolari lotte intestine, che tuttavia decise con un documento speciale (una "patente") di preparare una vendetta esemplare contro gli assassini. Costui fu attirato in un casale e ucciso, successivamente gli Spennati, che speravano come sempre in un ritorno al potere degli Acquaviva, iniziarono a perseguire i Mazzaclocchi. Le fortificazioni tuttavia non preservarono il territorio dall'empietà dei capitano di ventura che venivano congedati dagli eserciti, come per il caso del Conte Lando, prestante servizio presso i Visconti, che nel 1355 saccheggiò San Flaviano, poi Spoltore e Pescara. In città si formò una confederazione di baroni, capeggiata da Gualtieri di Bellante, includente i Verruti, i Poggiuolo, i Melatino, i Tizzano, i Poggio Rattieri, che infestò le campagne attorno Teramo e San Flaviano, nel tentativo di raccattare di nuovo i vecchi vassalli. Dunque già da un paio di secoli circa, a Teramo esisteva la cattedrale vescovile, presso l'area di Largo Torre Burciata, dove venne realizzata la Cattedrale di Santa Maria sopra una domus romana del I secolo. Il feudo divenne famoso nel XVI secolo per l'avvio della produzione delle ceramiche. Sicché tutto l'anno 1525 fu vissuto dai teramani con sospetto. L'autorità ecclesiastica della diocesi di Aprutina, guidata dai vescovi Rainaldo Acquaviva, Niccolò degli Arcioni (1317), Stefano da Teramo (1335) e Pietro di Valle (1366) potenziò l'economia della città, come testimoniato dalla costruzione di castelli, chiese, chiostri e palazzi insieme con i … Mandato a studiare presso l'abbazia di San Salvatore di Castelli, oggi scomparsa, Berardo andò a proseguire gli studi a Montecassino, divenendo sacerdote, e mandato nell'abbazia di San Giovanni in Venere nella costa teatina, retta dall'abate Odorisio, poi eletto papa Alessandro II. Erano già state edificate le Necropoli di Atri, Civitella del Tronto e Montorio al Vomano. L'ingresso dei Normanni nell'amministrazione teramana avvenne nel 1078 durante il vescovato di Pietro III. Nell'ambito religioso, il termine Aprutium entrò subito nei documenti più antichi, come quelli del 1076 e del 1105, che citano la Cattedrale di Santa Maria Aprutiensis. La Madonna mostra molte rifiniture nella realizzazione dei capelli, la chioma si divide in due bande finemente abbellite con trecce e nastro, con l'ornamento finale della corona. flumen Vomanum, ager Praetutianus Palmensisque, item Castrum Novum, flumen Batinum, Truentum cum amne, quod solum Liburnorum in Italia relicum est, flumina Albula, Tessuinum, Helvinum, quo finitur Praetutiana regio et Picentium incipit (Naturalis Historia, III, 110), le coste dell'Adriatico teramano furono conquistate dai Liburni, soprattutto l'antica Truentum (Tortoreto alta), successivamente l'agro Pretuziano andò in mano ai Siculi, poi dagli Umbri, e dai Galli. Corradino di Svevia, sconfitto nella battaglia, aveva tenuto la sua attenzione su Teramo sino al 1258[12]; si hanno documenti sui rapporti di vassallaggio tra Teramo e altri castelli: Miano e Colle Mandone, nel 1251 circa Teramo comprò Castrogno; all'epoca la Città era governata per conto di Corradino dal Marchese di Hoemburgh. La pace fu siglata alla presenza di insigni personaggi: Antonio Piccolomini Conte di Celano e Duca d'Amalfi e Latini Orsini abate di San Nicolò a Tordino. Campli, presentando un privilegio di Ferrante I d'Aragona del 1460 si accontentò della contrada Campora.Nel 1766 si decise di riordinare l'amministrazione dei Decurioni, il cui parlamento era composto dai 48 eletti delle rispettive famiglie nobili stipate nei quattro rioni storici di Teramo (San Giorgio, San Leonardo, Santa Maria a Bitetto, Santo Spirito); il sistema medievale non era più in grado di rispondere alle nuove esigenze, oltretutto diverse famiglie si erano estinte, lasciando vacanti gli obblighi delle relative sedi nell'amministrazione. Ossia si parla di un dazio pubblico da pagare alla cittadinanza per il passaggio dal mare attraverso l'agro.Entrata dunque, dal III secolo a.C., nelle mire espansionistiche di Roma, secondo il Muzii nei suoi Dialoghi, Teramo non fu mai colonia, benché nell'opera di Frontino venga citata numerose volte Interamnia come colonia romana. Il conte di Loritello si ribellò a Guglielmo I di Sicilia, e fu sguinzagliato da Ruggero affinché sottomettesse la provincia d'Aprutio (in certi documenti citata anche come "Apruzzo"), promessagli dall'antipapa Anacleto. Anche qui ormai il termine latino è caduto, per lasciar posto alla nuova dicitura "Castro Aprutiensis". Guido II e Guglielmo I si adoperarono molto per la ricostruzione e il ripopolamento della città, e il progetto urbanistico riguardò quello di ricostruire due grandi quartieri a Occidente, limitandosi a ricostruire le case distrutte dei due quartieri di San Leonardo e Santa Maria. Carlo intervenne contro il traditore Grimoaldo nella battaglia di Garrufo, al confine con Ascoli, e al termine spianò la collina, saccheggiando anche Ancarano. e domina paesaggi mozzafiato che vanno dalla … Presentò nel 1501 davanti ai magistrati 56 articoli, dove erano riportati tutti i possedimenti dell'agro, all'epoca della prima entrata degli Acquaviva a Teramo di Giosia, lamentando il fatto di un generale disordine nella ripartizione e amministrazione di beni e di alcuni feudi che erano ancora degli Acquaviva al livello legislativo, benché i vari tumulti politici e militari ne avessero da anni impedito l'ordinaria amministrazione. Per oltre un mese a Roma, e successivamente a Castelli ed a Teramo, sono stati esposti i manufatti dei più eminenti maestri di Castelli, quali Pompeo di Bernamonte, Orazio Pompei, Francesco e Carlantonio Grue, Nicola Cappelletti e Carmine Gentile, in rappresentanza dei principali stili pittorici adottati a Castelli tra il XVI ed il XVIII secolo. Sicuramente in questa data l'Abruzzo fu almeno parzialmente occupato ma sono contrastanti le opinioni per quanto riguarda l'occupazione longobarda del Castrum aprutiense, per il quale manca una attendibile documentazione. Nel 1421 Braccio, dopo aver sottoposto l'Abruzzo alla sua obbedienza, con i saccheggi di Popoli, Sulmona, Campo di Giove, Pacentro e via dicendo, a Teramo presso il Palazzo del Giureconsulto nel rione San Leonardo, rivendicò il dominio di Teramo, e rimise l'amministrazione all'università. Storia e Castelli degli Acquaviva d'Atri. Nel 1788 il Delfico nel suo Discorso sul Tavoliere denunciava le concentrazioni latifondiste e il mantenimento delle rendite, dei baroni, rivendicando la divisione dei terreni a favore dei cittadini, con proposte di miglioramento imprenditoriale dell'agricoltura secondo le innovative proposte dell'illuminismo. I rapporti di Rainaldo con gli Svevi si incrinò quando salì al trono brevemente Tancredi: Corrado e Diopoldo governatori della Fortezza d'Arce, creando disordini insieme a Bertoldo di Cuniquellen, dovendo far intervenire l'imperatore in più punto tra Penne e l'Aprutium.